Finché si alza il sole

    Non avrei mai immaginato di vivere sulla mia pelle un cancro. Non ero pronta a mettere in pausa la mia vita, le mie attività di danza nell'accademia che frequentavo, non ero pronta a raccogliere i capelli sul cuscino. Non ero pronta per sei mesi di chemioterapia, cinque anni di follow up oncologico, la paura che non va mai via. Ma oggi dopo 7 anni sono qui, grazie alla ricerca. E spero ogni giorno che tutti come me possano farcela.

    La storia di Jessica

    Mi chiamo Jessica,

    nel 2018 mi è stato diagnosticato un linfoma di Hodgkin. La conferma arrivò nel mese di agosto, ma già da aprile accusavo febbre alta ed improvvisa con tosse persistente che non mi dava pace. In un pomeriggio di giugno, passeggiando, sentii il bisogno di alzare la testa per seguire con lo sguardo l'architettura di un palazzo e fu lì, in quel preciso istante, che avvertii un forte dolore al collo. Immediata la reazione di metterci una mano sopra e accorgermi, al tatto, di avere una pallina dura e ferma poco sopra la clavicola.

    Era piccola, quanto basta per sentirla, ma in pochissime settimane arrivò a una grandezza di circa 2,5 centimetri (era una di una lunga serie nascoste nel mediastino). Visite su visite alla scoperta del male nascosto, prelievi, ecografie, e ancora prelievi, aghi aspirati, prelievi, interventi chirurgici, prelievi, visite ginecologiche, prelievi, diagnosi: cancro. Non avevo mai sentito parlare di Linfoma di Hodgkin anzi, non ero tanto sicura neanche di saperlo pronunciare bene. Non avrei mai immaginato di vivere sulla mia pelle un cancro, e non lo immaginavo al punto di non aver interpretato nel modo corretto la frase del medico quando, dopo l'intervento di biopsia necessario per la giusta diagnosi, disse: "dovrai fare un po' di terapia prossimamente".

    Tutto giusto, peccato non aver capito che la terapia fosse chemio e non antibiotica. Ricevere la conferma del cancro fu una doccia fredda, non ero pronta, non ero pronta a mettere in pausa la mia vita, le mie attività di danza nell'accademia che frequentavo, non ero pronta a raccogliere i capelli sul cuscino, ma non lo ero nemmeno per tagliarli ed evitare quell'azione emotivamente forte (spoiler: iniziai la chemio con tutti i capelli per poi raccoglierli sul cuscino nei giorni seguenti). Dieci anni prima, mio padre si ammalò di cancro, ne uscì vincitore e fu lui a prepararmi all'incontro più difficile: la prima chemio. La programmarono per l'11 settembre. Avevo ancora il tempo necessario per sottopormi ad intervento di crioconservazione degli ovociti, PET per stadiare la malattia e al (da me) temutissimo prelievo del midollo, che fortunatamente risultò pulito.

    Avete presente l'impazienza dei bambini all'arrivo del Natale? Ecco, io provavo la stessa impazienza nell'attesa della prima chemio, tanto da chiedere all'oncologo di poterla anticipare, 6 settembre. Da doccia fredda a scalata ripida, sei mesi di chemioterapia, cinque anni di follow up oncologico, la paura che non va mai via, ma oggi sono qui, dopo 7 anni, a raccontare la mia storia. All'epoca ne avevo 25, oggi 32, ma sono sempre Jessica, non sono il mio cancro e non ho mai permesso che questo mi identificasse come persona. Come chiunque, purtroppo, non sono immune da questo male, ma sono sicuramente una che ce l'ha fatta e ha creduto nella ricerca e spera ogni giorno affinché possano farlo tutti.

    Jessica